8 giorni a Parigi – Parte 5

Palais de Justice e Sainte Chapelle
…segue
L’ultimo giorno intero a Parigi era per così dire “libero”, ossia non era programmato. L’abbiamo riservato per eventuali visite che non siamo riusciti ad effettuare nei giorni precedenti. E la scelta si è rivelata azzeccata: gli obiettivi del giorno sono per forza di cose l’Opéra e la Sainte Chapelle.
All’Opéra dobbiamo pagare il biglietto, il Paris Museum Pass non ha validità (in effetti l’Opéra non è un museo), la fila non dura molto. Si tratta di un palazzo (Palais Garnier) veramente bello, con scale, lampadari, decorazioni, statue, tutto davvero magnifico.
Riusciamo a vedere la platea da uno dei loggioni, affollato di turisti intenti (come noi) a fotografare e riprendere la bellezza del luogo. Alla fine del tour, l’immancabile boutique dove abbiamo cercato dvd di opere messe in scena all’Opéra, ma ce n’erano davvero pochi per non dire nessuno, tutte realizzate in altri teatri del mondo. Davvero strano.
Prendiamo la metro per recarci alla Sainte Chapelle, ma l’immancabile fila è enorme anche quel giorno. Non ce la sentiamo di affrontarla allora decidiamo di cambiare programma e recarci al Centre Pompidou. E’ quasi ora di pranzo e soddisfiamo l’appetito nel Flunch adiacente il centro.
Il Centre Pompidou è strano, l’ingresso lascia spaesati, non si capisce bene cosa si sta visitando esattamente. Poi prendi le scale mobili e accedi ad un altro dei tanti punti panoramici di Parigi. Da lì scorgiamo una costruzione poco distante, veramente bella: la chiesa di Saint-Eustache. Entriamo finalmente (??) in una delle gallerie del museo d’arte moderna… sarà che noi profani di arte moderna non ne capiamo un’emerita cippa, ma per chiamare “arte” le cose che abbiamo visto ci vuole proprio coraggio!
Uno sguardo veloce e poi via verso Saint Eustache, passando per i confini del Forum des Halles che, per quanto abbiamo potuto vedere, pullula di negozi di merce a buon mercato. Saint Eustache è grandissima, monumentale, molto molto bella… da fuori! All’interno è lugubre, tetra, normale per una chiesa gotica, ma Saint Eustache va oltre. Sarà anche che abbiamo avuto la fortuna (o meglio, la sfiga) di entrare pochi minuti prima che venisse diffusa tramite il sistema di amplificazione la registrazione di suoni di campane, eseguita da una sorta di musicista di cui non ho mai memorizzato il nome, cacofonia pura della durata di ben 7 minuti che ha reso l’atmosfera tetra all’ennesima potenza!
Prendiamo la metro 4 fino alla chiesa di Saint-Germain-des-Prés, anch’essa gotica, anch’essa tetra, ma più piccola ed esternamente meno bella di Saint-Eustache. La metro 7, preziosa anche per poche fermate, ci porta nei pressi del Panthéon ed entriamo a visitarlo. C’è da perdersi nella cripta con le tombe di molti personaggi famosi di Francia (Voltaire, Rousseau, Zola, i Curie…). Oltre al pendolo di Foucault attirano la mia intenzione le foto e i disegni dell’evoluzione architettonica del Panthéon e della zona circostante.
Infine, entriamo ancora in Saint-Etienne du Mont per fare una visita alle spoglie di Sainte-Geneviève, la patrona di Parigi, che non avevamo visto nei giorni precedenti. Un salto al solito minimarket per prendere fra l’altro una bottiglia di spumante. Un brindisi dopo cena per festeggiare, con un pizzico di tristezza perché l’indomani si torna a casa…
Venerdì 25, giorno di partenza… Avremmo dovuto prendere il volo diretto Parigi-Cagliari, ma è stato cancellato una ventina di giorni prima. Meridiana ci ha così inserito nei voli Parigi-Milano Linate e Milano Linate-Cagliari. Quest’ultimo parte circa 5 ore dopo l’arrivo del precedente, tempo sufficiente per consentirci una breve visita a Milano, per merito dell’amico Fabrizio che non finiremo mai di ringraziare.
Giusto una passeggiata nel centro per vedere velocemente il Duomo e La Scala.
Alle 23 l’MD82 Meridiana atterra a Cagliari-Elmas. Termina così un viaggio ricco di soddisfazioni nella città forse più bella del mondo, che ci ha lasciato tanti ricordi e una grandissima nostalgia che ancora, dopo più di una settimana, non è passata. Domani si torna anche al lavoro, si riprende il ritmo di sempre, il solito tran tran quotidiano, fino al 31 ottobre, giorno di scadenza del contratto, se non dovesse essere rinnovato.
Come farà Parigi senza di noi?
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