8 giorni a Parigi – Parte 2
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Dopo una notte per me quasi insonne (non riesco mai a dormire bene la prima notte quando cambio letto), inizia il secondo giorno a Parigi. Il programma di oggi prevede principalmente il Louvre e l’Opéra.
Di buon mattino siamo all’entrata del Louvre, dal passage Richelieu che ci consente di saltare la fila grazie al Paris Museum Pass.
L’entrata vera e propria è all’interno della Pyramide, che ci lascia un po’ spaesati fino a quando non riusciamo ad acchiappare una mappa del museo. Ben consapevoli di non poterlo visitare tutto, decidiamo di iniziare la visita dall’ala Denon in quanto è quella che ci condurrà alla mèta più ambita, la Gioconda.
L’immensità delle sale e la grande quantità di opere esposte, per non parlare della moltitudine di visitatori (sabato e domenica erano anche i giorni delle Journées du Patrimoine), non ci hanno consentito di soffermarci a lungo sulle singole opere, ma abbiamo fotografato quelle che più ci hanno colpito. Passiamo quindi in rassegna la Nike di Samotracia, il Bronzino, il Solario, ammiriamo le decorazioni, i soffitti, la magnificenza dell’ex palazzo reale, infine le statue della Galleria di Apollo, su tutte la Venere di Milo.
Usciti nell’ampio cortile del Louvre, dopo le immancabili foto si era già fatta ora di pranzo. Ci inoltriamo nelle vie della rive droite e ci fermiamo a mangiare dei panini (nonché degli ottimi dolci al cioccolato) Aux Pains Perdus, in rue de l’Echelle.
Puntiamo verso i Jardins des Tuileries, giardini immensi nel cuore di Parigi, pieni di turisti e di parigini che prendono il sole intorno alle fontane e ai laghetti, dove trovare una panchina all’ombra (faceva molto caldo per essere settembre inoltrato) è un’impresa. Dopo un po’ di riposo dalle fatiche mattutine del Louvre, riprendiamo il nostro cammino verso Place de la Concorde, dove un signore dall’aspetto maghrebino ci fa credere che un anello (d’oro?) sia caduto per terra dalle mani della mia dolce metà, per poi avanzare richiesta di denaro. L’anello è tornato nelle mani del maghrebino e il denaro è rimasto nelle nostre tasche, per fortuna.
Percorriamo la rue Royale per giungere alla chiesa della Madeleine, entriamo proprio nel momento in cui il coro intona… il Requiem… ehm…
Assistiamo a parte della messa, usciamo e (a costo di essere blasfemo nell’accostamento) scopriamo dei wc pubblici, di cui approfittiamo con soddisfazione! Questo tipo di bagno pubblico parigino non è come quelli che siamo abituati a vedere in Italia. Si tratta invece di locali, in alcuni casi sotterranei e gratuiti, molto puliti, aperti in certi orari e presidiati da una sorta di “portinaio/a” che con ogni probabilità si occupa anche delle pulizie. Una piacevole scoperta.
La nostra passeggiata continua verso Place Vêndome, passando per il boulevard de la Madeleine e rue des Capucines. Ci facciamo il giro della piazza, ammirando le vetrine delle gioiellerie, non invidiando la fila per entrare al Ministero della Giustizia (visitabile nell’ambito delle citate Giornate Europee del Patrimonio), soffermandoci a guardare l’hotel Ritz con i suoi impeccabili portieri in livrea.
Completato il giro della piazza imbocchiamo rue de la Paix, anch’essa zeppa di gioiellerie di cui contempliamo i pezzi da 5 zeri esposti in vetrina, fino a sbucare in place de l’Opéra con la magnifica visuale del Palais Garnier. Dopo aver capito che l’entrata non è dalla facciata principale ma si trova in rue Auber, ecco la prima delusione del viaggio: dalle risposte di due scagnozzzi addetti alla sicurezza alle persone che desideravano entrare, abbiamo intuito che l’Opéra è visitabile solo fino alle 16,30 (io sapevo fino alle 17,30, ma forse quel giorno si svolgevano delle prove per cui la chiusura al pubblico era anticipata). Decidiamo allora di visitare le Galéries Lafayette, poco distanti. Entriamo. L’impressione da cagliaritano in trasferta è stata quella di entrare alla Rinascente. Ma 10 volte più grande e con 100 volte il numero di clienti, effettivi e potenziali. Abbiamo girato giusto il tempo sufficiente per capire che non era il caso di restare a lungo lì dentro e ci siamo incamminati di nuovo verso Place de l’Opéra per prendere la metro 7 fino a Jussieu per tornare in albergo.
Per cena l’imbarazzo della scelta ci ha portato al bar restaurant Palais, in rue Monge. Nulla di eccezionale, ma una buona bistecca ai ferri con patatine a un buon prezzo non è male.
Certo, la bottiglia d’acqua a 6 euro stona un po’, ma ormai lo sapevamo…
La passeggiata del dopo cena ci porta per caso ai magazzini Monoprix, nel boulevard Saint-Michel. Particolari anche per la disposizione dei prodotti: degli alimentari “pronto uso” erano infatti posti appena davanti all’uscita… e il mio amore faceva shopping alle 22 passate, un’altra cosa a cui non siamo propriamente abituati! Dopo lo shopping, la passeggiata prosegue finché non ci colpisce uno dei tanti chioschi di crêpes. Si trova in rue de la Harpe, una traversa del boulevard Saint-Germain. La prima crêpe parigina, che rimarrà anche la più buona, perché nei giorni successivi non riusciremo più a mangiarla in quel chiosco, con nostro sommo dispiacere.
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